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Portami

Portami, aveva detto così. Portami da un’altra parte, e non Andiamo da un’altra parte. Questo è importante per lei. Il rischio, il trasferimento di potere. Rischio assoluto e totale trasferimento di potere. Andiamo avrebbe contenuto il rischio ma non l’abdicazione che per lei – ogni volta che riviveva quel momento – coincideva con la fase erotica. E se lui avesse abdicato a sua volta? Un’altra parte, dove? Non avrebbe funzionato nemmeno così. Lui deve dire esattamente quello che ha detto. Lui deve dire Sì.

 

 

Ricordava i suoi occhi grigio nocciola, la vista ravvicinata della sua pelle ruvida, il cerchio di una vecchia cicatrice vicino al naso, l’ampiezza del suo petto liscio mentre si sollevava dal suo corpo. Eppure non avrebbe saputo fornire una descrizione utile del suo aspetto. Era convinta di aver sentito la sua presenza con tanta intensità, sin dal principio, da escludere un’osservazione ordinaria. Il ricordo improvviso perfino dei primi momenti incerti e titubanti aveva ancora il potere di farla ripiegare su se stessa come a proteggere la sorpresa cruda del corpo, lo scompiglio del desiderio. Amore-mio-amore-mio, bisbigliava in tono duro, meccanico, come la formula di un medicamento segreto.

(Alice Munro, da Quello che si ricorda. Nemico amico amante ed. Einaudi)