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Guardami stasera

Non c’è nessuna tragedia, se riesci a seguirmi in questa equazione. Ci sono equazioni che sono più evidenti. Una potrebbe essere questa: io ti amo e pertanto rinuncio al mondo e alla vita per te. E tu ti troveresti con una suora prostrata davanti a te, avvelenata dalle richieste che tu non potresti esaudire e che ti ucciderebbero.

Ma guardami stasera.

Stiamo andando a casa insieme. Io ho conosciuto il piacere. Ma non ti chiudo fuori. Entra nel mio corpo dilatato e gustalo. Io porto la vita. E tu lo sai. Non puoi vedermi nuda senza desiderarmi. La mia carne ti sembra innocente e completamente tua. Potresti baciarmi dove Henry mi ha morso e provare piacere. Il nostro amore è inalterabile. Solo la conoscenza potrebbbe farti male. Forse sono un demone, a riuscire a passare dalle braccia di Henry alle tue, ma una fedeltà letterale per me è priva di significato. Non posso vivere rispettandola. La vera tragedia è che noi viviamo insieme e vicini senza che tu riesca a indovinare questa conoscenza, che siano possibili questi segreti, che tu sappia solo quello che io decido di dirti, che non ci sia traccia sul mio corpo di quello che ho vissuto. Ma anche mentire è vivere, mentire come faccio io.

(Anaïs Nin _ Henry &June)


Vita, nonostante.

“Quando questo finirà non ci toccheremo più, prometti.”

Lui ride, la guarda al di sopra dell’orlo del bicchiere che si sta portando alla bocca, il bicchiere si ferma a mezz’aria.

“Cosa intendi?”, ma lo sa benissimo.

Gli occhi di lei sono una pozza calma. Gli sorride. “Lo sai.”

“Il desiderio”, mormora lui.

“Il desiderio.” ripete lei. E le labbra si curvano in un sorriso.

“Vuoi dire che dovrà finire tutto?”

“No. Solo il contatto. Non ci toccheremo, non faremo rivivere gesti vuoti, spolpati, non reciteremo la passione, non ci proveremo nemmeno. La onoreremo.”

“Addirittura.”

“Di più. La celebreremo, la commemoreremo, con religioso rispetto.”

Lui beve un sorso d’acqua, che per poco non gli va di traverso. Sta ridendo.

“Quando accadrà”, anche lei sta ridendo ora, “siederemo qui, perfettamente distanti e composti, o altrove…”

“Composti.”

“O scomposti, se vuoi. Ma niente pacche sulle spalle, niente carezze sulla mano, niente abbracci goffi e niente tentativi di farlo comunque.”

“L’amore?”

“L’amore.”

Lo sguardo di lui si ferma sulle labbra di lei, ancora arrossate, stropicciate dai baci. Una vampata di calore si diffonde alla base della colonna vertebrale. Quando questo finirà… è giusto.

“Rideremo” dice lei, “del nostro passato, di quando stavamo così a guardarci, frastornati di desiderio, senza riuscire a levarci le mani di dosso. Rideremo come ridono in quella foto, Anaïs Nin e Henry Miller.”

“Quale foto?”


Tempeste di luna

È sera! Dopo una settimana di tempesta di luna – pace improvvisa, senza motivo. Niente cambia intorno a me. Quando esco dalla mia folie de doute, sento la voce di Henry al telefono: “Vorrei vederti.”

Mi sono resa conto che per una settimana al mese, la settimana che precede le mestruazioni, sono pazza. Vedo tutto ingigantito, tragico, carico di presagi negativi; i miei dubbi, le gelosie e le paure si intensificano, diventano enormi: pessimismo, critica distruttiva, azioni distruttive scatenate dall’intensificazione del dolore. Per questo non c’è rimedio. Proprio grazie a queste intensificazioni io creo.

( Anaïs Nin _ Diari)

You’ll be different in the spring, I know
You’re a seasonal beast
Like the starfish that drifted with the tide, with the tide
So until your blood runs to meet the next full moon
Your madness fits in nicely with my own, with my own
Your lunacy fits neatly with my own – my very own

We’re not alone…

( Robert Wyatt_ Sea song)

httpv://www.youtube.com/watch?v=V4fFsrnC0ZA